Ma a me chi diavolo lo fa fare? Mi attirano sempre quelli diversi da me, leggo quelli con attenzione, me li studio, ci penso e cerco. Cosa? Cerco il motivo o le storie che ci sono dietro, quello che li possa rendere comprensibili insomma. Funziona? Non funziona! Sul web va diversamente, steccati belle gioie, sguardi sdegnosi e ritirate strategiche! Ho cominciato in modo borghese da figlio di borghesi. Ma era gente colta, fatto gravissimo, ed erano siciliani fatto ancora più grave perchè i siciliani sono curiosi e sospettosi e quando dici loro di adeguarsi e zitto fanno quasi sempre il contrario. Ho continuato a sinistra a Milano, dentro il movimento ed era il 68 pieno con annessi e connessi, scontri di piazza assemblee e e teoria a gogo. E’ passato molto tempo e alcune cose, certe analisi sono uscite dalla moda del momento e dell’età anagrafica e si sono mostrate più concrete e molto meno romantiche. Per dirla senza giri di parole: io dei fascisti veri ne ho sentito parlare e ne ho letto ma quelli veri li ho incontrati a sinistra, anche nel movimento. Spero di essere stato chiaro. L’arroganza più o meno sottile dei discorsi, il travisamento dei fatti e della storia, la criminalizzazione piena di sussiego di chi ha un’opinione diversa, lo stracciamento continuato delle vesti io a sinistra l’ho conosciuto da quando ero un ragazzo. Non è in nulla diverso dalla situazione che si vive a destra o a Nord. Detto ciò se ne ho voglia e tempo le prossime volte parliamo di due argomenti “intoccabili”: Costituzione e Resistenza. Se non si scatena prima l’apocalisse.
martedì 30 dicembre 2025
mercoledì 24 dicembre 2025
ADESSO L'HO CAPITO, NATALE E' UNA PAROLA -
L'ho capito. Ma non ci voleva poi molto però. Le mie festività, quelle natalizie in particolare, sono diventate un guscio vuoto perchè non ho più punti di riferimento affettivi. Sono nato in una famiglia e ci stavo con tutti gli annessi e connessi; avrò mandato affanculo mio padre un centinaio di volte negli anni fra il 1971 e il 76. Tutto in regola, avevo una famiglia e quando ci si vedeva, quanto arrivavano le cornamuse e il presepe, l'albero con la neve e gli odori di cucina (non posso dirvi come si mangia a casa mia) io ero in festa. C'erano le feste altro che storie, regalucci compresi. Non è più così: non lo è più da almeno sedici anni, da quando ho spaccato il matrimonio e lei ha fatto una figlia con un altro, da quando Natale arrivava mentre io non dormivo più nella stanza accanto a quella dei miei ragazzi. Da quando io arrivavo in una casa che non era più mia per fare gli auguri... Auguri papà, un bacio papà, dove sei più tardi papà? Che me ne frega del Natale? Lo vivo da solo il Natale.... La parte etico- religiosa son fatti miei, quella umana affettiva pure ma non funziona e tutto crolla e le mie feste sono una tragedia. Prima finiscono e meglio è. Le altre donne, gli altri tempi e le mie altre vite hanno tutte questo buco nero che io scioccamente pensavo di coprire con la cultura, la famiglia alternativa, con pensieri e riflessioni profonde sull'umanità. Non funziona! Dove sei più tardi papà? Dire sono qua da voi non serve se per una vita sei stato lì accanto ma non dentro. e adesso che l'ho capito me lo dico, lo scrivo qui che tanto siamo 2 gatti a leggerci e la tristezza fa male alla salute.
giovedì 18 dicembre 2025
sorprendentemente ridicolo
In fondo vivo di sorprese: stare sul web è una di queste. constatarne i limiti un’altra, rendersi conto che la volgarità è da ogni parte intorno a noi, e che ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell’imbecillità diventa infine l’inevitabile conclusione. Io faccio parte di questa comune sconfitta, che la dichiari in buon italiano e serenamente non ne cambia i connotati, mi rende solo più ridicolo.
lunedì 15 dicembre 2025
SOLO ALTROVE -
Sono venuto a salutare la mia città, la mia personale sensazione di vita tra il giardino inglese, via XX settembre, villa Trabia e la casa del nonno in via Domenico Costantino.
Temo sia l’ultima volta così, i luoghi mi lasciano ed io cerco di precederli, regalo loro una lunghissima carezza sul selciato di queste strade. Non ho nessuno a cui raccontare lo strazio silenzioso di questi distacchi. Vedo allontanarsi anche i viaggiatori perché le persone prima o poi svaniscono ed io scrivo appunti di viaggio per non dimenticare, io come molti altri qua dentro o altrove, miniature di anime che sorgono al mattino fuori da una stanza, da una vita, da un desiderio quando il viaggio è appena iniziato e la mia città solleva lento il suo sipario.
Siamo soli, incerti guardiamo nei fondi del caffè frammenti di discorsi interrotti ma il conto non torna mai…Anche adesso mentre annoto l’ennesima sconfitta mentre percorro il lungomare e il primo sole sfiora palazzo Lampedusa e la luce mi colora le gambe. Il mare da un lato la città dall’altro, è presto per nutrire dubbi ma io sono andato troppo lontano per avere il desiderio di tornare. Sei sola adesso tu? Nutro un ricordo feroce di te e non ti deve dispiacere, ci sono soli che nascono e muoiono senza memoria, soli che annegano in un vuoto temporale dove non c’è nemmeno una pagina, nemmeno un rigo. Io sono solo e tu forse dormi, tu non sei mai appartenuta a nessuna città, ti mancano le parole per dire addio, tra un po’ non apparterrai a nessuna vita a niente che sia stato scritto. Voglio salvarti da questa inedia esistenziale.
Forse mi sto innamorando e non lo volevo scrivere. Forse ti amo, sicuramente ti ho amato e questo largo silenzio dell’anima che ti culla stamattina è la prova che nemmeno la consuetudine dell’amore ci fa appartenere. Svolto verso la città, cammino lungo la sua storia e sono trasparente, invisibile a coloro che adesso ci abitano; nessuno di essi conosce la mia storia, nessuno ha sentito il giardino dietro il grande cancello, gli stucchi candidi dentro l’oratorio, l’inferriata piena di arabeschi del palazzo dimenticato dall’oggi e rivolto ad un passato inutile sempre più lontano. Qui di me non resterà nulla e la palma incisa nella tenue tappezzeria azzurra del cielo mi incoraggia a chiudere il cerchio. Della vita o del pensiero non ha più importanza, com’è possibile che io adesso sia sereno?
sabato 13 dicembre 2025
TACCUINO, l'inquietudine è parte di me
Ma adesso che l’autunno è arrivato appare diverso, come se volesse scuotermi da questa ruggine che infetta lo scorrere del tempo e mi immobilizza ed io mi sento toccato, affascinato dalla sua libertà e dalla sua sfacciata indecenza, ho quasi una sensazione di rabbia e d’invidia. Vorrei seguirlo, cambiare natura e invece resto lì, in bilico, sospeso e perduto da quel fluire senza direzioni e la mia inquietudine si addensa.
venerdì 12 dicembre 2025
domenica 7 dicembre 2025
LA PRIMA VIRGOLA
prenderei
la prima virgola
per
appenderla al tuo orecchio
che
mi regali di nuovo il volto
e
il cuore.
Se
tornassi a scrivere
non
avrei più niente tra le mani
se
non il ricordo di una intesa
da
regalare al mio tempo
nuovo.
Se
tornassi a scrivere
lascerei
finalmente libero
il
sogno di ciò che mai sono stato
e
tu lo leggeresti altrove e in un altro mondo.
giovedì 4 dicembre 2025
L'isola al centro del Mediterraneo
Voglio segnalare per l'ennesima volta il blog di LUPO LBERO: le immagini della mia Sicilia che lì trovate sono bellezza allo stato puro, verità esistenziale e immagine perfetta di una terra magica.
https://voglioviverecosi-lupolibero.blogspot.com
mercoledì 3 dicembre 2025
TACCUINO, merce rara ma non sono un palato così difficile
La scrittura a differenza della parola orale ha una dignità superiore, va meditata da chi la offre e da chi ne usufruisce. Se lo fai con onestà puoi pretendere rispetto altrimenti ti equipari quella ridicola letteratura da social usa e getta, buona solo per litigare e insultare... esattamente ciò che vediamo ogni giorno. In questo un blog può dare qualche soddisfazione in più ma pretende misura, cultura, intuizione e ascolto. Merce diventata rara.
mercoledì 26 novembre 2025
FINIRA'
Non ho finito. Sono lento, circospetto, dubbioso a volte, letteralmente sfinito in certe sere come questa. Penso anche che è meglio poca pubblicità e poco rumore. Mi chiedo in questi giorni cosa ho da offrire. Quello che scrivo? Quello che penso? Quello che non dico ma si intuisce? La mia meditata confusione? Il mio stato generazionale sui generis? Non ho finito, vorrei che non finisse mai. Finirà! Gli spazi che cerco hanno un timbro inconfondibile: mi attraversano e ricompongono le mie fibre ad un nuovo avvenire. Sono i latifondi dell'anima.
giovedì 13 novembre 2025
ciò che finisce e quel che resta
Il mio tempo è finito, quello vissuto qui a metà strada fra il virtuale e il reale, questo che state leggendo. Resta la scrittura, per ciò che vale essa testimonia la mia vita e tutto quello che ha racchiuso nei miei anni terreni.
lunedì 10 novembre 2025
TACCUINO, il mare mi aspetta sempre
Quando il senso di vuoto e d’inutilità diventa insopportabile, quando giro a vuoto come in queste ultime settimane, allora decido di andare al mare, anche se il mare è sempre lì tutto l’anno.
venerdì 7 novembre 2025
NUMERO CIVICO 28 - about personale
Infilò la chiave nella toppa senza alcuna esitazione, aveva esitato abbastanza nelle ore precedenti. Il palazzo lo conosceva bene, anche troppo, non ci entrava da quasi un anno, cioè dalla morte di sua madre; ogni tanto uno sguardo alla facciata passandoci davanti con la macchina quasi fosse un gioco, sciocco o macabro non si era mai risolto a definirlo.
- Dottore deve farmi un inventario delle cose presenti nell’appartamento mi scusi, serve per avviare le pratiche di successione, lo sa.
- Lo so
- Quindi se non le dispiace visto che le feste sono finite e anche la befana è trascorsa…
- Quale befana?
- L’epifania dottore, l’epifania
- Ah, la manifestazione intende, la rivelazione
- Come scusi?
Lo sapeva perfettamente, in certi momenti era assente, con i suoi pensieri ciondolanti in un altrove personale di cui non importava mai niente a nessuno. Nemmeno a sua madre? Beh forse a lei qualcosa importava ma lei sapeva prenderlo, almeno fino a qualche anno prima. Quanti?
- Dottore perdoni, mi ascolta? L’inventario le dicevo che ne ho bisogno per…
- D’accordo. Ci vado domani e le faccio sapere. Click!
Perché era sempre così brusco in certe situazioni e così incerto in altre? Non dipendeva dall’importanza obiettiva dell’argomento ma dal suo sentire intimo. Che non conosceva nessuno. Così era diventato da tempo un uomo strano e insopportabile tout court, imprevedibile o troppo scontato in certe sue alzate di testa senza “validi e comprensibili” motivi. Nulla era cambiato nelle stanze della sua adolescenza e in quelle dell’appartamento che stava visitando e questo non gli piaceva. Avrebbe dovuto sentirsi in qualche modo confortato, protetto da solidi principi radicati nel tempo ma non era così.
La sua vita aveva preso una direzione diversa appena entrato nella prima giovinezza, allo scambio ferroviario l’addetto forse stava pensando ad altro, forse lo aveva fatto apposta ma il suo treno era finito su un’altra tratta.
Accese la luce, le dita arrivarono subito dove dovevano: se ne meravigliò. Si stupiva sempre dell’automatismo di alcuni gesti suoi quasi non gli appartenessero o gli raccontassero di un altro uomo e di un’altra vita. Dal corridoio passò davanti alla cucina senza degnarla di uno sguardo, la sua stanza di ragazzo era poco oltre, il santuario delle cose perdute si trovava appena pochi metri più in là.
Aveva paura di entrarvi, il motivo della sua assenza in quell’anno ormai trascorso era proprio la paura di rivedersi. E non piacersi.
- Lasci sempre la luce accesa. Possibile che debba ricordartelo ogni volta?
- Ah, sì scusami
- Ceni con noi stasera?
- No mamma, ho già un impegno ma domani sono qua sicuro.
Doveva mitigare la delusione che aveva visto spandersi sul viso della donna. Lei gli si avvicinò leggera e gli passò una carezza sulla spalla, faceva sempre così: una rassegnazione contenuta dentro un breve alito di speranza. C’era ancora forte la traccia di sua madre disegnata tra il corridoio e il salotto, tra la sua adolescenza e il resto. Dopo aver attraversato il confine del distacco la traccia restava, a volte lo segnava senza nessun preavviso, senza nessuna clemenza. E lui si sentiva a disagio, come per non aver ammesso una colpa segreta, un gesto che avrebbe potuto fare facilmente ma non aveva mai compiuto. Come mai i suoi passi nell’appartamento non facevano rumore? Chi era entrato per l’inventario aveva probabilmente sbagliato indirizzo, nell’interno num. 28 solo bilanci esistenziali di un figlio rimasto a metà. Avere la testa piena di voci chiare in un silenzio crudo e freddo lo spinse a rifugiarsi in salotto: girò lo sguardo attorno e comprese in quel momento che non sarebbe mai stato in grado di fare alcun inventario.
- Desideravi che mi sposassi
- No desideravo fossi completato perché tu da solo…
- Ci ho provato mamma
- Partendo da presupposti completamente sbagliati – lo diceva con una dolcezza mai più trovata.
- Non serve rimescolare vecchie cose
- Forse hai ragione ma noi andremo via un giorno, riuscirai ad entrare qui con equilibrio diverso?
La domanda non aveva mai avuto risposta degna, era in ascolto come allora, come sempre. Era solo in quell’abisso, solo in quella casa, solo in quella vita. L’unica che aveva o si era costruito. Si stava concependo come un’ombra, una sorta di suicidio scontato senza spettatori. Non sopportava più gli inviti ad equilibrio, compostezza, misura, solidarietà, civiltà…amore. Gli avevano spiegato il meccanismo infinite volte ma era tardi, troppo tardi: nessun interlocutore, nessuna analisi, nessuna comprensione, salotto vuoto, corridoio spento, cucina vuota, il suo nido abbandonato per sempre al numero civico 28.
Alzarsi e scivolare in silenzio tra la sua vita, guidare la sua ombra fino all’uscio era il consueto automatismo, funzionava benissimo: abbassare la maniglia, infilare la chiave nella toppa, girarla per tre volte, girarsi. Scendere le scale. La fuga era iniziata.
martedì 4 novembre 2025
le cause dell'esaurimento hanno radici lontane
Non credo esistano posizioni e ideologie sempre e comunque confrontabili, non è mai successo nella storia dell'umanità che questo accadesse; se sei convinto se hai analizzato, se hai cercato una misura fatalmente incontri qui qualcuno che agisce in modo diametralmente opposto.
Non si tratta di scindere " le due facoltà" di castrarne una a favore dell'altra, di glissare su alcune posizioni e appoggiarne altre ( magari falsamente pur di non perdere alcuni contatti); si tratta di dover ammettere che l'uomo non è capace di leggere se non quello che vuole leggere, che non è capace di riflettere in silenzio su realtà lontane da sè e tutto ciò infine ti esaurisce.
domenica 2 novembre 2025
TACCUINO, sono molto chiuso ormai
Si nasce aperti ma si può morire chiusi; molti preferiscono darsi un’apparenza di apertura posticcia che incredibilmente funziona in società, nel web ancora meglio perché si canta la stessa canzone di felicità tutti assieme, tutti meravigliosamente ipnotizzati e falsi.
lunedì 27 ottobre 2025
Chi scrive
Per chi scrive solo per avere una chat più enfatica il problema non si pone.
Per chi ha deciso apriori di non spogliarsi mai fino in fondo possono bastare gli stracci eleganti lasciati al sole della convenienza.
Prima o poi qualcosa accadrà, ma per me sapere che un giorno, in quel momento preciso, io ci sono stato e che qualcuno ha rivolto lo sguardo verso di me e si è sentito meno solo assieme alla mia solitudine per ciò che ho scritto e il modo in cui l'ho scritto per me è un'iniezione di vita che vale per sempre.
Questo atteggiamento di base è insostenibile per più di un certo periodo, io non conosco nessuno capace di reggere il proprio ritratto che risuona in ogni momento nelle parole che regala agli altri per più di qualche mese, perchè inevitabilmente l'assoluto ti abbandona in una dimensione troppo ampia sia per te che per gli altri: così scrivi di meno e meno bene, immiserisci la tua creatura per poterle dare infine il colpo di grazia e chiudere il blog!
Ma io non chiuderò del tutto le porte alla mia espressività virtuale, cancellare definitivamente ciò che si è scritto con passione e attenzione significa uccidere l'autore di quelle parole, in questo caso un suicidio. Mi piace pensare, diversamente, che una riga sopravviva al suo autore... a volte penso che mi piace anche l'idea che qualcuno se ne appropri e la faccia sua e anche questo è fuori dalle regole e dal galateo della blogosfera ma è un concetto difficile e pericoloso da definire: su tutti i miei testi c'è il COPYRIGHT ma io parlo di una cosa diversa.
Sarei orgoglioso se qualcuno si "appropriasse" in modo intelligente e creativo dell'anima di quel che ho scritto e lo facesse suo a modo suo, penso che si possa definire un utile scambio intellettuale giocato su un terreno scabroso e instabile.
venerdì 24 ottobre 2025
IL DITO E LA LUNA -
Mi guardava di sottecchi, curiosa
- Che fai con quel quaderno?
- Scrivo al mio amico mamma
- Ah…perché non gli parli?
- Perché mi distraggo…si distrae
- Sciocchezze (ma non ne era convinta), parlagli invece di passare ore intere chino su quel foglio.
Parlagli Enzo, guardalo negli occhi mentre lo fai, vedi come muove le labbra...guardalo mentre vive, non restare chiuso dentro le parole che scrivi. Parlagli. Era Milano ed era il 1962 .
Chiusi il quaderno ma ero convinto che scrivendo mi avrebbe capito e ascoltato, viceversa tutto sarebbe passato via in poco tempo. Avevo due desideri a dieci anni abbracciare il mondo e raccontarlo agli altri, le altre vennero subito dopo. Desideri che col tempo acquistarono il contorno di utopie da inseguire per una vita o abbandonare ad un più prosaico destino. Il desiderio occhieggia ancora di tanto in tanto fra le trame di una vita "trascorsa in un confronto impietoso tra l’utopia, gli impulsi e questo mondo che mi è toccato in sorte. La libertà, l’arte, la democrazia e la rappresentanza, la Storia e persino l’amore, tutto questo immenso e composito fardello di idee mi hanno da sempre attraversato in modo rivoluzionario, filtrato dalla cultura della mia maledetta generazione in bilico tra presente e passato. Autocit". Questo era invece Palermo 1992.
Capire e farsi capire, scrivere infine credendo di comunicare meglio, aspettandosi un segnale dagli altri mondi: una linea diretta senza intermediari, senza tutor, avendone sulle spalle secoli, con ragioni piane e intuitive, fautrici di nuovi passaggi attraverso il confine dei nostri personali recinti. Non parlai a quel bambino allora, gli scrissi ma conosceva poco l’italiano, meno di me. Non credo lesse il foglio che gli passai sotto il banco. Non è vero che mi faccio capire ma la scrittura ovunque io l’abbia posata rappresenta ancora il luogo più vicino ai territori del mio spirito. Ma non basta, non basterà mai almeno per me: tra l'intuizione scritta nella mia mente e la sua apparenza sul foglio c'è chi legge! Tra il mio mondo e il suo messaggio esterno c'è il vostro. Non collimano mai. Gli equivoci legati a indole, culture ed esperienze diverse sono muraglie insuperabili.
Ho creduto per un breve e felicissimo tempo che l'espressione scritta in rete fosse comunicazione in tempo reale, liberazione e dono. Tutto si è schiantato sulla moderazione dei commenti! Questa notte il vecchio sogno sembra ancora vivo, risuona come in quelle ore sulla punta del faro trascorse a lanciare il cuore oltre l'orizzonte. "C’è una splendida notte oggi sullo Ionio, un filtro di perla ad ammorbidire gli spigoli di un’esistenza: c’è la musica di De Andrè, sarà quella a portarmi fuori dalle secche di una notte infinita, sarà il pioniere, il dito che ti indicherà la mia luna, ti dirà le parole che io non so pronunciare e avrò la speranza che l’amore in assoluto ricomponga il dissidio di sempre e che scriverlo non sia stato inutile.Autoocit" Questa era Siracusa 2012. Autocitazioni, dubbi, speranze, vittorie e sconfitte... Scrittura. Adesso non c'è più tempo. Resta la lettura.
mercoledì 15 ottobre 2025
UN VIZIO ANTICO -
Non mi consolo, non ne ho voglia, anzi non ho voglie, non quelle comunemente definite come tali.
Ho sogni, sogni bellissimi e vasti come il mare, talmente perfetti da lasciarti sbigottito. In fondo vivo di sorprese: stare sul web è una di queste, constatarne i limiti un’altra, rendersi conto che la volgarità è da ogni parte intorno a noi, e che ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell’imbecillità diventa infine l’inevitabile conclusione. Io faccio parte di questa comune sconfitta, che la dichiari in buon italiano e serenamente non ne cambia i connotati, mi rende solo più ridicolo. Capisco ora veramente i termini di un “certo” problema, adesso gli insulti e le critiche mi suonano comprensibili; raccontano il disagio di chi non vuole arrendersi all’esercizio di una superficialità di comodo e pretende una comprensione che si rifiuta di concedere agli altri.
Battere queste righe è un vizio antico da cui non so liberarmi. Lo farò per te qui perchè l’armonia risponde a se stessa in un silenzio perfetto. La querula dimensione del commento e del rimando ad esso perpetua un rituale che rende risibile anche un’intuizione corretta, soltanto uno spirito elevato può arrischiarsi a tentarlo: nascere è umano, perseverare è diabolico. Pare che io lo sia diventato ma l’eternità esiste e non è poi così sicuro che essa sia una liberazione o un fatto positivo; spesso appare ai miei occhi come un ripetersi ironico dei medesimi atteggiamenti mentali. E’ a quel punto che bisogna fare un ultimo sforzo e morire: morire ogni giorno alla consuetudine per rinascere alla novità della verità vera. Comunicare un emozione o l’idea di essa fa parte dello stesso concetto, diventa così facile comprendere come chiunque può appropriarsi di queste righe, fagocitarle e farle anche proprie se vuole. L’orgoglio e la tasca eventualmente ne soffriranno, la mente e l’anima da cui son nate non subiranno alcun danno per questo anzi ne godranno per una sorta di narcisistica partenogenesi. I cieli blu cobalto sono eterni dentro di me: ne ho scritto sperando che almeno parte della loro musica giungesse a voi.
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