mercoledì 28 gennaio 2026

LA MEMORIA E L'OBLIO -

Di cosa possiamo aver memoria? In genere, se non colpiti da demenza senile, di ciò che abbiamo vissuto in prima persona. Naturalmente non può bastare ma per millenni e in alcune popolazioni del pianeta è bastato e continua a bastare. Se non abbiamo esperienza diretta e personale l’unica via che possiamo percorrere per capire il mondo in cui viviamo è lo studio della Storia attraverso le scritture e le testimonianze altrui perchè se non si scrive di un fatto c’è il fondato rischio che il fatto semplicemente non esista. La tragedia dell’olocausto è diventata tale dopo la fine della seconda guerra mondiale quando nell’aprile del 1945 le truppe russe e angloamericane cominciarono a varcare i cancelli dei campi di concentramento nazisti e, appresso ad esse, entrarono anche fotografi e cine operatori. Il giorno della memoria inizia ufficialmente lì. Ma è sbagliato è una menzogna, un comodo alibi. I fatti erano precedenti e non vi era bisogno di alcuna memoria, solo di normale consapevolezza. 
I ragazzi tedeschi che oggi hanno 18-20 anni sono i figli di coloro che avevano la stessa età 5-6-7 anni dopo la caduta del nazismo. I padri di questi ultimi a loro volta erano nati da coiti avvenuti presumibilmente da coppie che negli anni trenta avevano raggiunto la maturità sessuale. Solo quella? Dove erano i nonni e le nonne della signora Merkel& co all’epoca delle elezioni federali tedesche del luglio 1932? Vi parteciparono? Presumo che da bravi e disciplinati tedeschi lo fecero. Nessuno di essi è responsabile dell’aver fatto diventare i nazisti la seconda forza del Parlamento (Reichstag)? Io chiedo ai tedeschi di oggi di informarsi finalmente, di ricercare nelle pieghe della loro memoria dove fosse il loro seme Il 30 gennaio 1933 quando il presidente Paul von Hindenburg nominò Adolf Hitler Cancelliere della Germania. Le stesse domande dovrebbe porle l’Europa intera anche a noi che siamo usciti dal Fascismo e non sono quesiti da poco, dovrebbero bruciarci la pelle e farci chinare la testa. I nonni dei burocrati tedeschi, dei cittadini tedeschi, i padri che dopo il disastro bellico da essi provocato, ricostruirono in tempi record il loro paese, gli uomini che hanno fatto della Germania un pilastro ( anzi IL pilastro) della nuova Europa…tutti i 20 milioni circa di tedeschi che la notte del 27 febbraio 1933 videro bruciare il Palazzo del Reichstag o ne ebbero sicuramente notizia i giorni dopo, che seppero delle accuse contro Marinus van der Lubbe e dei fatti immediatamente conseguenti. I tedeschi che si trovarono sulle spalle il Decreto dell’incendio del Reichstag e le successive eliminazioni dei diritti democratici e civili da cui fisiologicamente scaturì nel marzo 1933, il Decreto con cui il Reichstag conferì poteri dittatoriali al cancelliere Adolf Hitler, dov’erano? Che facevano? Per chi votarono? 
La shoah anzi la soluzione finale della questione ebraica (EndlösungderJudenfrage) iniziò lì, in quel periodo fino ad arrivare alla trionfalistica ufficializzazione congressuale della Conferenza di Wannsee del 1942. Io ripeto la domanda che tutti dovremmo fare: dov’erano i tedeschi allora? Ogni cittadino tedesco negli anni tra il 1933 e il 1939 aveva almeno un paio di vicini ebrei, la lattaia, il calzolaio, il commerciante di frutta e verdura, il professore di scuola, lo scienziato, la casalinga, il compagno/a di scuola, la cameriera, il cuoco/a, il manovratore del tram, la prostituta e i suoi frequentatori…………… Tutto un mondo civile accanto al proprio, ed io ripeto la domanda: signori, quando in breve tempo avete visto scomparire questi cittadini che vi vivevano accanto, possibile che non vi siate posti nessun interrogativo? E’ mai possibile? Come è possibile! In quegli anni non avete mai visto stazionare nelle vostre stazioni un treno strano, blindato? Mai una voce, un gemito…mai un dubbio? Non avete mai osservato da lontano una zona come quella di Dachau? E nessuna domanda vi è sorta spontanea? Nessuno dei vostri parenti militari o altro vi disse mai, magari di nascosto, che… 
Il mio giorno della memoria è un atto di accusa contro tutti coloro che pensarono e oggi ancora pensano di non essere coinvolti, di non avere e non aver avuto responsabilità perchè non c’erano. Non è vero! Voi c’eravate perchè c’erano i vostri padri e i padri dei vostri padri; sulla eliminazione delle vostre coscienze pavide è stato costruito il vostro benessere quello stesso che oggi ci sbattete in faccia con il tono dei professori cui dare conto dei nostri compiti. Conto di che? A chi? L’Europa dopo il massacro della guerra avrebbe dovuto tenervi in quarantena per un secolo. I vostri padri, i vostri docenti avrebbero dovuto mettervi sotto il naso per decenni le foto orribili che i primi reporter scattarono entrando ad Auschwitz, Chełmno, Bełżec, Chełmno, Sobibóretc etc. Chissà se fin da allora avreste avuto la stessa arroganza etica di dire – ma noi che cosa centriamo? Perchè il problema vero di un giorno come questo non è quello di aver memoria, ricordare, ma di capire e avere la forza etica di dire, mettendosi la testa fra le mani, Dio mio cosa abbiamo fatto! Ed espiare a lungo senza dare lezioni a nessuno, tantomeno di economia politica e ordine sociale. 
Non v’è memoria senza conoscenza e non può esserci sapere senza analisi. Senza lo studio di quelli che furono le premesse ideologiche della superiorità della razza, senza la conoscenza della storia tra il 1919 e il 1945 in Europa non ha senso nessun giorno della memoria. Esiste un’etica profonda e generale che l’umanità sconfessa con vergognosa noncuranza, un termine di confronto che attraversa intere generazioni e che viene rimpallato tra di esse come una pietra incandescente: brucia tra le mani e fa male, meglio dimenticare e dire io non c’ero, io non ne ho colpa. E’ il sistema con il quale, nei decenni posteriori a quello orribile del secondo conflitto mondiale, milioni di esseri umani hanno “ricordato” la Shoah e dimenticato i Gulag, le prigioni dei vietcong, Guantanamo, le carceri cinesi o quelle turche e ad altri innumerevoli campi di concentramento senza svastica. Altro che giornata della memoria, non abbiamo altro che complesse operazioni di cancellazione radicale. Scrissi anni fa un post su questo stesso argomento, fu valutato positivamente ma non diceva nulla! Non serviva a nulla, come a nulla serviranno adesso le manifestazioni e i discorsi ufficiali; quel post è un guscio vuoto. Allo stesso modo è questa ridicola comunicazione tra sordi nella blogosfera, mielosa e ideologica ad oltranza e priva soprattutto di conoscenze storiche adeguate. Invece di leggere queste mie sciocchezze più o meno auliche, di complimentarsi più o meno dolorosamente tra noi ( o parte di noi) per la nostra coscienza rivoltata come un calzino per l’occasione, invece di ricordare la memoria, sarebbe più etico perdere un po’ di tempo e leggere …leggere dell’avvento del nazismo, dei suoi epigoni, delle sue basi ideologiche, delle dinamiche che portarono Adolf Hitler da piccolo e furioso politicante a unico profeta del terzo Reich passando attraverso il suo disgustoso MeinKampf. 
Ma non siete stanchi di gusci vuoti? La giornata della memoria si onora studiando con attenzione come l’uomo si può trasformare in un escremento in divisa con buona pace di molti culi puliti e candidi. Non le si fa nessun buon servizio dicendo -orrore, mi dispiace, non accadrà più- Perchè accade, è accaduto sta accadendo e noi siamo coinvolti sempre. E la storia dei culi che bisogna studiare per evitare ulteriori “inconsapevoli” defecazioni. Chiudete i blog e aprite un libro, anzi i libri.

domenica 25 gennaio 2026

TACCUINO PRIVATO

Un taccuino sempre a portata di mano per evitare che il pensiero o l'idea improvvisa e libertaria possa sfuggire se non inchiodata sulla pagina. Questo non è un blog ma lo sembra, è il mio taccuino personale ed è scritto per me medesimo; lasciarlo visibile alla lettura regala spazio alla condivisione ma non al colloquio. Nella moderazione potete lasciare qualsiasi cosa ma potrebbe restare privata e senza risposta.

mercoledì 21 gennaio 2026

LA LETTERA INTERA -

Caltagirone, febbraio del 2017-
Seduto ad un tavolino del caffè vicino alla sala espositiva in memoria di Don Luigi Sturzo in assoluta e voluta solitudine. La lettera è per te, per me e anche per chi non c'è più pensando che prima o poi non ci saremo più nemmeno noi. La lettera è intera, satura di quel flusso istintivo che ogni tanto mi travolge senza senso nè misura. Ho continuato a scrivere per me stesso Gina. 
Qui non è primavera, da questa parte dell’isola sotto il vulcano comincia adesso il periodo più freddo dell’anno. Alla fine di febbraio comincerà a riscaldare ma per ora l’Etna è imbiancata dagli 800 metri in su: poi la neve scenderà più in basso certamente. Mi chiedo oggi se riuscirò a vedere la prossima primavera, se avrò gli occhi giusti per vederla intendo e se uscirò dall’inverno di questa mia parte di vita. La colpa è dei bilanci mandati in soffitta e non al macero. Distrutti, probabilmente avrebbero fatto meno male ma avrei avuto addosso quelli nuovi che si formano man mano. Non sono poi migliori. Anelo ad un resto di esistenza silenzioso e minimale, che io riesca a rimettermi in sella è risibile; gli ultimi anni senza scosse, senza luci della ribalta, senza pretese normali di miglioramento…senza amore? “Arriva tutto a chi sa aspettare” è un detto cretino: arriva tutto comunque, anche quello che non vuoi che arrivi. Così come passa tutto. O quasi. L’anno nuovo (si chiama in questo modo) gironzola da un po’ tra le mie cose, non ha nessun aspetto particolare e mi guarda di sfuggita. Mi dà sui nervi ma sto zitto, anzi scrivo e scrivo a te che forse hai una vera amica accanto, una di quelle che non ti chiede nulla ma sa dare. Tra gli umani è un gesto raro, lo sappiamo tutti, ce lo raccontiamo ad ogni piè sospinto, credo che in fondo ci piace così. 
E’ l’egoismo e l’indifferenza ben vestita la nostra cifra comune come umani. I cani sono diversi. Ma io non voglio cani nè altri animali intorno da accudire, non sono capace di accudire nessuno preferisco di gran lunga godere il respiro della natura attraverso gli animali liberi dal nostro desiderio di compagnia. Amo il canto degli uccellini, stamattina presto c’era un pettirosso che saltellava tra la ringhiera del balcone e un vaso di gerani, una pallina di piume e un suono piccolo e acuto. Mi sono fermato ad osservarlo per molti minuti, immobile perchè volevo che lo spettacolo durasse il più a lungo possibile. Incantato ecco cos’ero, fermo e incantato a osservare l’armonia allo stato puro. Poi d’improvviso è volato via, non so perchè, non ho ho avvertito nè visto nulla che potesse spaventarlo. Svanito in un secondo e tutto il palcoscenico è rimasto vuoto. E’ cominciata dopo la mia giornata senza che io potessi riprendere il filo buono dell’inizio. Faccio così da troppo tempo: lotto per sopravvivere alla nausea di una esistenza e di un contorno che non è quello che ho dentro, che non voglio. Pare esista solo quello purtroppo, il resto, o almeno una piccola porzione, è scomparso dalle bancarelle della mia vita. Ricordarne l’aspetto è stata finora una consolazione, temo possa divenire un’accidia mentale col passare dei mesi. Arriva tutto a chi sa aspettare. Cucina la tua vita adesso, in questo istante per me: usa gli ingredienti che vuoi. Donati che io ti guardo in silenzio. E mentre ti muovi e scegli ciò che metti nella pentola io percepisco certi tuoi segreti pensieri. Hai fatto molte cose nella vita e le loro tracce sono state stabilite e descritte da te o da altri: precise, indiscutibili? C’è un’altra vita dentro la nostra vita, quella che non raccontiamo a nessuno: sta lì apparentemente facile, per tutti e tutti passano oltre! Il segreto delle nostre essenze si difende così, senza alcun orpello, l’attenzione ci attraversa, siamo trasparenti, disegni bianco su bianco, non ci vede nessuno. Ci guardano tutti, nessuno sa di noi. Quando ce ne andremo e il segno sarà mutato resterà solo la sorpresa in ritardo, la consapevolezza ormai inutile. 
Non ho scelto un bel nulla sai, ho provato a vivere anche contro i miei istinti. Non ci sono mai pienamente riuscito. La mia vita è mia, solo mia, così come l’ho avuta. Me l’hanno regalata i miei? Non conta. E’ mia ugualmente non la devo solo a loro, è il mio filo personale. Il mio sogno, la mia dittatura, ciò che amo o non amo. La mia personale idea di donna e di amore. Papà l’hai toccata, ti ricordi, 40 anni fa l'hai toccata e ci siamo distrutti per sempre. Scrivo di te e tu sai papà che l’amavo e non c’erano seri e giustificati motivi. Dovevi lasciarci fare come i ragazzi che eravamo. Ci saremmo lasciati ma tu saresti stato fuori. Sciocco vecchio uomo pieno di principi e sapienza mi avresti avuto e invece mi hai perduto. Abbiamo ancora un territorio molto vasto da attraversare, forse meno colorato e vario ma vasto e non me lo immaginavo. Parlare così facendo cadere le parole in questo silenzio di neve; sentirle frusciare tra noi pronte a farsi studiare, inquisire. Amare. 
Capita, non è comune ma capita, e’ un fiore delicato e gentile, come lo specchio di cui parli, faccio di tutto per non romperlo. Più faccio meno funziona. Le scelte sono di due tipi amica mia: quelle costruite e perseguite con intensità. Volute per analisi o intuito. Restano, lasciano il loro marchio sulla pelle della vita. Poi ci sono le scelte “non scelte” quelle che scorrono subdole, te le trovi tra i piedi magari anni dopo, con tutte le conseguenze del caso. Guarda quanta nebbia abbiamo intorno, le facce spuntano davanti all’improvviso ma ci mancano i contorni, il prima e dopo, il panorama per intero. Questo è quello che ci uccide. La famiglia…quale? Non certo quella da cui siamo nati, nell’altro secolo, in quell’altra Italia dai ruoli definiti. Quella scordatela. Ci sono le alternative, alcune disgustose, altre molto buone ma ci vuole amore, non quello abusato e scritto. No, ci vuole amore con intuito e pazienza. Amore oltre il sesso e con il sesso, tempo, pacatezza. Un sorriso e soprattutto niente soldi in mezzo ai discorsi! La cosiddetta necessità economica rovina qualsiasi rapporto, un sole acido che fa appassire il paesaggio. La mia vita dice questo, i miei ultimi 35 anni lo ribadiscono. Noi ci scriviamo e parliamo liberamente perchè non c’è il suono del soldino che rotola a accompagnarci. 
Sono coperto dal silenzio. funziona come la neve? Quando, bambino, vivevo in Lombardia mi accorgevo subito al mattino appena sveglio se fuori era caduta la neve: c’era un silenzio speciale. Mi piaceva, mi sentivo coccolato tra le coperte e poi, fuori andando a scuola, giocavo a lasciare orme sulla coltre candida. Ma adesso la pianura è lontanissima e lo sei anche tu: ogni giorno che passa sempre più. Non so dirti come e perchè, c’è una spiegazione per ogni cosa? C’è una lettera per ogni momento? Oppure vi sono momenti senza parole? Mettiti in ascolto, siamo su ellissi distanti ma ci siamo conosciuti. Ho qui i documenti che lo provano, ci siamo conosciuti e ci siamo parlati perchè sentirsi distanti ugualmente? Ieri ho cercato di aprirlo questo silenzio con cose nuove da dire: non ce n’era neanche una! Ho riprovato con quelle vecchie, tutte inutili. Così sono rimasto nel silenzio di neve che mi circonda. Mi sono detto – capirà l’inverno, lo ha provato. Ma se questa terribile stagione dovesse macerare il sogno di comunicazione? Se arrivassero cose nuove me lo scriveresti? Ed io le scriverei? Oggi temo di non essere più in grado di comunicare niente. Dovrei dirti di tutte le cose che non vanno? Assediare la tua mente con facsimili delle storture uguali a certe tue che solo intuisco? Meglio sarebbe raccogliere gli ossi di seppia del passato, delle estati a mare, delle ragazze con la pelle abbronzata e del desiderio di fare l’amore per l’amore…tanto domani sarebbe stata una bellissima giornata. Mi attraversa ogni tanto il ricordo di quel tempo, una stilettata, un’apnea da lasciarti senza fiato. Aiuto! Grido. Aiuto, affogo in tutta questa vita! Lasciatemi marcire nel mio vecchio e accidioso autunno. Non voglio morire, non voglio finire in nessun modo. Datemi un’altra dimensione, un altro mezzo, un altro ballo, un’altra finestra da cui guardarti perchè, lo sai, non posso fare altro. E se altro ci fosse non è detto che sarebbe meglio di queste righe battute sulla tastiera di un Pc. Fuori stasera è grigio e ormai è calata la sera: accendi una candela anche per me. Come si vince la tenerezza? E’ utile vincerla? Ci annego dentro dopo esservi scivolato, dovunque mi giri vedo il tuo volto e sento la tua voce. 
Ma so che questa parentesi si è chiusa: ci rifletto sopra da settimane e non ne trovo le ragioni, resta sempre la sensazione ineludibile che questa trasmissione sia finita. Ciò che si portava dentro resta perchè è sincero, vero. Importante. Non è un contentino è un pezzo di vita che se ne va. Non potrebbe essere diversamente per me, non ti avrei scritto, non mi sarei scritto! Ho un album dove tengo la mia vita: ci sono pochi sorrisi, uno ti appartiene ed è coperto da un foglio di velina chiara che ne sfuma i contorni ma lo protegge per sempre. Sai, mi chiedo, terminato io, a che servirà e a chi servirà il mio album, la trasmissione delle emozioni con la scrittura quanto regala della verità intima? Guardo la tua vita, due convogli ferroviari che corrono affiancati per un lungo tratto. osservo i visi, la tavola, il cibo, la tovaglia. Le luci. Guardo ma non ci sono, sento ma sto in silenzio; tu vivi io celo la mia inesistenza. Non sono pubblico ma potrei dirti molte cose, molti momenti di questi tuoi settanta anni. Poi ti volti e mi guardi, il resto non c’è più…sei capace di arrivare dritta al cuore, l’ho sempre saputo sono gli altri che non lo sanno. Mi agganci con i tuoi occhi e sorridi solo per questo sconosciuto – continua scrivere per te stesso Enzo, non smettere, ti chiedo soltanto questo, smettila di fare danni – Ed io non so più che dire. Annego in un mare di lacrime, le uso come inchiostro simpatico: ci sono, non ci sarò, leggerai ugualmente. Siamo due ellissi. Siamo stati bellissimi, non riesco a scrivere addio.

domenica 18 gennaio 2026

ADDIO SARA


Sara il nulla ci assedia
Intimorisce i contorni del ricordo
Contesta il silenzio che solo potrebbe
conservarci.
Ma volte l’assoluto ha un peso
scrissi.
E tu eri già lì
da sempre assieme all’inspiegabile
malinconia cui il vivere così
ci condanna.
Sull’orlo di un diverso destino
era il segno di uno sguardo
che adesso qui si assiepa assieme
alle parole indistinte.
Cercarti non giova.
Sorprendermi restituisce il giusto peso
alle stelle e ai pensieri ogni giorno più
distanti.

mercoledì 14 gennaio 2026

deluso ma è colpa mia

Io credevo di aver trovato, sì lo credevo ma c'erano gli altri assetati di sangue, pronti a imporre la loro via, il loro senso, le loro dinamiche e a stravolgere la mia. Deluso? Delusissimo. Le mie pagine sono lì, saranno così fino a quando il potere elettronico lo permetterà.

giovedì 8 gennaio 2026

Sara forse pretendeva un approdo sicuro, entrambi abbiamo pagato un prezzo altissimo

Li vuoi Sara? Ne sei sicura? Con essi verrà anche la fine, quella di questa dimensione vitale, l’unica su cui abbiamo messo le mani in attesa delle altre solo intraviste tra un rigo e l’altro. Vuoi veramente correre loro incontro uomo? Io no. Io aspetto qui senza fretta ho già congedato malamente gli ambasciatori della grande sovrana… penso che me la farà pagare.

lunedì 5 gennaio 2026

IL PRIMO -

Qui non viene mai nessuno. 
E’ la logica conseguenza del fatto che io faccio l’identica cosa con voi! Potrei scrivere qui per un millennio in assoluta e perfetta solitudine non frequentando visibilmente nessuno di voi. Non è stata una scelta e nemmeno un strategia pianificata, non avrebbe senso. Si è trattato di uno smarrimento, di una nausea profonda che è sfociata nell’incapacità di interloquire con questo ambiente. C’è poi l’Accademia, il mondo universitario e le sue conoscenze protratte per decenni …la lettura esercitata fin da bambino e la scrittura conseguente nata nell’adolescenza. L’anonimato vero nasce da lì, dal bisogno di confondersi col mondo reale e di starne contemporaneamente fuori; non sono capace di disquisire di sintassi e poesia con i miei vicini di studi e lavoro, troppo arroganti. Comunque non c’è quasi mai niente da dire tranne i soliti complimenti, non c’è quasi mai niente da rispondere per l’imbarazzo che il gradimento o le reprimende suscitano in genere in me. Al niente corrisponde il niente. In Sicilia l’elitarismo si pasce dell’apparente mediocrità umana circostante, ma è un’illusione fascinosa, la letteratura dei siciliani è sempre stata europea perchè “europee” e vaste sono sempre state le loro biblioteche.

sabato 3 gennaio 2026

TACCUINO, solo mia madre può ricordarsi di me

Scrivere è la mia libertà non la baratterò con niente altro al mondo, vorrei fosse anche quella di chi mi legge nell’attimo perenne dello sguardo che passa sulle parole. Ero così già a dieci anni, solo mia madre lo aveva capito, a lei riusciva facile seguire il filo che si dipanava dai miei occhi di bambino alla grande libreria di casa.