Si apre uno spiraglio del tempo trascorso e mi rivedo, fermo e dubbioso: è una tarda primavera di un ragazzo ormai inghiottito dagli anni. Il salotto di casa…ero io e nel silenzio placido delle cose familiari sentivo le innumerevoli ore trascorse ad inseguire i miei sogni segreti. Tutti quei libri di fronte a me sembravano un folto pubblico assiepato nell'arena della mia vita. Essi avevano già chiaramente espresso la loro opinione: ero certamente un idiota. Masticavo le giornate lentamente, ma esse erano prive di gusto: grossi ciottoli levigati tutti uguali gli uni agli altri, rotolavano tra la libreria e le strade di Palermo. Sapevo cosa facevo e dove mi trovavo: il bagaglio storico e personale dei luoghi che attraversavo mi era ancora perfettamente noto, ma io non lasciavo traccia di me stesso nel mio animo. Ero diventato un libro stucchevole riletto senza voglia. Le rare volte in cui ponevo attenzione alla mia condizione esistenziale, quelle dove non arrivava l'onda del grande sonno, la mia spinta vitale non superava un cupo fatalismo e una rabbia sorda e inutile.
Vivere in questo modo, non so, non mi sembra vivere in realtà.
RispondiEliminaSolo trascorrere il tempo.
@Katrina- C'è un dualismo sempre più evidente nella mia vita, non credevo trasparisse in modo così chiaro attraverso la mia scrittura.
EliminaNel concreto nuoto stancamente in un mare di normalissime e fastidiosissime mediocrità, sembrano indispensabili e forse dovrei anche scriverne per crearmi una sorta di paravento dietro il quale celare la mia fine. Invece trascorro il tempo come ben dici tu in questa scrittura che è rimasta l'eco di una vita vera relegata a un passato remoto. Il post attiene a un grande salotto nella casa di Palermo nei primi anni 70, il luogo reale attorno a me disadorno e inquieto ma vivo, oggi troppe cose sono cambiate e la realtà nuova che mi gira intorno mi spinge sempre più a svanire. Accadrà Katrina come per chiunque.